Presentazione della Sezione
II. Cartografia e imperi

A partire dal XV secolo, con l'inizio dell'espansione europea, i cartografi si confrontarono con la necessità di rappresentare i territori al di fuori dell'Europa che le potenze europee avevano iniziato ad esplorare. Durante i secoli seguenti l'espansione coloniale di Portogallo, Spagna, Olanda, Inghilterra e Francia si associò alla produzione di un'enorme quantità di mappe manoscritte e a stampa. Il consolidarsi degli imperi europei d'oltremare comportò uno sforzo di appropriazione e controllo di "nuovi" spazi, per cui le mappe giocarono un ruolo chiave.

Ciononostante, la diffusione della conoscenza geografica sull'Africa e sulle Indie non coincise necessariamente con i loci di produzione delle mappe manoscritte prodotte dalle potenze europee. Per esempio, è noto che gli stati iberici, dal XVI quasi fino alla fine del XVIII secolo, giocarono un ruolo minore nella produzione di cartografia a stampa dei propri territori d'oltremare, produzione che fu invece a carico di Olandesi (soprattutto nel XVII secolo) e anche di Italiani, Francesi e Tedeschi.

La cartografia non era solo un affare di stato in quanto, nella maggior parte dei territori d'oltremare, le potenze europee dovettero fare affidamento sui missionari di vari ordini religiosi per raccogliere informazioni geografiche e disegnare mappe. Non tutte le mappe prodotte dai missionari furono commissionate dagli stati, anzi molte mappe furono prodotte per uso interno degli stessi ordini religiosi, per raccogliere importanti informazioni e utili immagini dei territori di missione o per propaganda religiosa nell'evangelizzazione dei Gentili. A questo riguardo, la Società di Gesù fu forse l'ordine religioso che produsse più mappe, sia manoscritte che a stampa, e che ne fece uso nell'amministrazione delle loro province e missioni nei vari continenti.

A metà del XVIII secolo, gli stati europei cercarono di utilizzare i nuovi strumenti scientifici di precisione in grado di determinare con maggiore accuratezza la latitudine e la longitudine nella produzione delle mappe dei loro imperi d'oltremare.
Le mappe scelte per questa sezione della mostra non hanno la pretesa di illustrare l'evoluzione della cartografia europea e d'oltremare o di dare un quadro complessivo della sua storia ma piuttosto forniscono una traccia della varietà della cartografia di quel periodo mostrando alcune delle più belle mappe stampate del Nuovo Mondo, come nel caso dell'Atlas Major di Joan Blaeu, scegliendo alcune mappe della cartografia dei Gesuiti pubblicate nelle Lettres Edifiante, o presentando una delle più imponenti e ambiziose imprese cartografiche del XIX secolo, come l'Atlas of South India di Arrowsmith.