La Biblioteca - Notizie storiche - Costruzione dell'edificio della Biblioteca Nazionale

Facciata della Biblioteca Nazionale

Consulta il catalogo della mostra dedicata all'edificio della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze 

 
La riunione delle due biblioteche, compiuta nel 1866, rese più pressanti la richiesta di ulteriori spazi. Tutte le soluzioni fino ad allora trovate avevano le caratteristiche della provvisorietà (la biblioteca aveva già occupato, oltre i locali originari, il padiglione della Caserma dei Veliti e alcune stanze del Palazzo dei Giudici). L'avvento di Desiderio Chilovi , già conosciuto e stimato come valente bibliotecario, alla Direzione della Biblioteca nel 1885 segna una tappa fondamentale nella storia della Nazionale e nella regolamentazione bibliotecaria del neonato Regno d'Italia. Proprio con Chilovi la "Nazionale" diventa "Centrale" e riceve l'incarico di redigere il Bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa che ha costituito fin dal 1886 la bibliografia nazionale italiana e che nel 1958, con la seconda serie, ha assunto il titolo più consono di Bibliografia Nazionale Italiana (BNI). A Chilovi spetta anche il merito di aver sempre sostenuto la necessità per la Biblioteca di una nuova sede, che rispondesse alle mutate esigenze. Portano, infatti, il suo nome, unitamente a quello degli architetti (Mansueti, Papini e Bovio), i primi progetti per una nuova sede della Biblioteca. Ed infine è lui che caldeggia, davanti al Governo centrale e all'amministrazione comunale, la scelta di un'area sulla quale costruire un edificio degno del massimo istituto bibliografico italiano.

Finalmente, nel dicembre del 1902, anche per l'interessamento del deputato Giuseppe Pescetti, da sempre patrocinatore di una biblioteca consona al patrimonio e alla città di Firenze, venne bandito un concorso nazionale che vedeva interessata l'area di S. Croce (circa 10.000 metri quadrati). Dopo due gradi di selezione del concorso, risultò vincitore il progetto dell'architetto Cesare Bazzani (1906). Ma dietro tutti i progetti presentati è chiaramente percepibile la concezione che della biblioteca aveva il Chilovi. Quasi tutti i progettisti, infatti, ebbero modo di chiarirsi le idee dopo i numerosi incontri avuti con il Prefetto della "Nazionale" e, più di ogni altro, il Bazzani ebbe modo di conoscere la prodigalità dei consigli e la profonda competenza e trasse profitto dagli interessanti suggerimenti che il bibliotecario gli elargiva. Chilovi, purtroppo, non ebbe la ventura di vedere il suo sogno realizzarsi, morì, infatti, nel 1905, prima ancora della risoluzione del concorso.

L'8 maggio 1911, con solenne cerimonia, venne posta la prima pietra, ma ben 24 anni si dovette aspettare per assistere all'inaugurazione della biblioteca. Nell'ottobre del 1935 il re Vittorio Emanuele III inaugurava l'edificio di Piazza Cavalleggeri e, nella stessa giornata, la stazione ferroviaria di S. Maria Novella. Molti furono, quindi, i ritardi nella costruzione dell'opera; essi sono imputabili in primo luogo alle difficoltà di esproprio (i corpi di fabbrica preesistenti appartenevano all'amministrazione militare, ai frati conventuali di S. Croce e a privati), in secondo luogo alla Grande Guerra e in terzo alle difficoltà sorte per la costruzione della strada dedicata ad Antonio Magliabechi. Il chiostro della Biblioteca NazionaleEd anche al momento dell'inaugurazione l'edificio non si presentava completo né conforme al progetto.

Certamente non contribuì al ritardo dell'inaugurazione il trasloco del materiale librario da Palazzo dei Giudici a Piazza Cavalleggeri; il trasferimento fu puntigliosamente e minuziosamente organizzato dal direttore Domenico Fava e fu portato a termine nel giro di qualche mese, nell'estate del 1935.

Una sgradita sorpresa si presentò, però, al solerte direttore: l'arredamento dei magazzini non permetteva il deposito dei grandi formati della "Palatina". Fava, allora, contravvenendo a quanto era stato disposto dal bando di concorso, immagazzinò parte della preziosa raccolta nel sottosuolo e la decisione risultò, in realtà, funzionale durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale (anche altre cose preziose furono portate nel sottosuolo, mentre altre furono trasportate in luoghi ancora più sicuri).

Purtroppo il 4 novembre 1966 l'inondazione delle acque dell'Arno, frammiste al gasolio strappato alle caldaie dei condomini vicini, sorprese queste raccolte e procurò quel gran danno che ha tanto turbato il mondo della cultura.





doc. n. 1006 del 03/01/2008