La Biblioteca - Laboratorio di restauro - Origini e funzioni del laboratorio

Costruita in prossimità dell'Arno, la Biblioteca nazionale fu investita in pieno dall'alluvione del 4 novembre 1966 che sommerse quasi un milione di unità bibliografiche sistemate nel seminterrato, al piano terreno e al piano rialzato dell'edificio. 


Risultarono gravemente danneggiati giornali, tesi di dottorato straniere, riviste, opere moderne, ma soprattutto circa centomila volumi appartenenti alle raccolte storiche della Biblioteca, ovvero gran parte dei volumi del fondo Magliabechiano, i grandi formati Palatini e il prezioso fondo delle Miscellanee. Ugualmente gravi furono i danni subiti da cataloghi e inventari, strumenti indispensabili per la ricerca bibliografica, calcolabili approssimativamente in sei milioni di schede alluvionate.

La portata della catastrofe richiamò a Firenze aiuti economici e personale tecnico esperto un po' da tutti i paesi: America, Inghilterra, Germania, Austria, Australia, Cecoslovacchia e altri ancora. I grandi numeri imposero da subito la creazione di un Laboratorio le cui dimensioni fossero in grado di affrontare i problemi che si abbatterono sulla Biblioteca, mettendone addirittura in forse la sopravvivenza come massimo istituto bibliografico italiano.

L'eccezionale capacità di Emanuele Casamassima, allora direttore della Biblioteca, nell'organizzare gli interventi necessari e nel prefigurare nuove e immediate soluzioni ai problemi, gli aiuti internazionali e le centinaia di giovani volontari -gli angeli del fango- permisero di costituire ed organizzare un Centro di restauro del libro che, almeno per un periodo, fu il più grande del mondo. Nel giro di poche settimane dall'alluvione vennero estratte dal fango tonnellate di volumi che, trasportati in luoghi sicuri, furono asciugati e sommariamente puliti.Il Laboratorio fu collocato inizialmente nei locali della Centrale termica della stazione ferroviaria, successivamente all'interno della Biblioteca, in un primo momento precariamente sistemato nei sottosuoli e solo in un secondo tempo nell'ala nuova dell'edificio.

Al suo costituirsi, il Laboratorio si organizzò in una grande catena di montaggio (collazione, scucitura, operazioni umide, rattoppo, cucitura, legatura) capace di affrontare il restauro del libro in maniera necessariamente "industriale", ma anche innovativa. Ogni volume era accompagnato da una scheda che, insieme ai danni, descriveva la struttura originale, presa come punto di partenza per la scelta di una nuova veste rispondente a canoni rigidamente funzionali. Con questo si affermò un nuovo concetto nel restauro librario, fino a quel momento indirizzato verso la ricostruzione pseudo-filologica del singolo pezzo.  


Nel corso degli anni, buona parte del patrimonio librario danneggiato è stata recuperata e resa nuovamente disponibile per la consultazione ma molto rimane ancora da fare a quaranta anni dal disastro.

Fondo Magliabechiano

  • 52.583 volumi alluvionati; 33015 restaurati; 15396 da restaurare; 4172 mancanti/non identificati

Fondo Palatino

  • 9527 volumi alluvionati; 6003 restaurati; 3242 da restaurare; 282 mancanti/non identificati

Fondo Palatino Cartella

  • 587 segnature alluvionate; 500 restaurate; 5 da restaurare; 78 mancanti/non identificati
Miscellanee magliabechiane 
  •  42012 miscellanee alluvionate (il numero delle miscellanee antiche alluvionate non è esattamente determinabile, pertanto se ne indica solo il totale di quelle al momento identificate); 11781 restaurati; 30231 da restaurare; -- mancanti/non identificate (il numero delle miscellanee mancanti non è quantificabile in quanto è ancora in corso l’identificazione del materiale senza collocazione)

 


La diminuzione progressiva dei restauratori ha reso necessario il ricorso all'aiuto di operatori esterni. Il Laboratorio, attualmente, ha quindi ridotto gli interventi diretti sui volumi per riservarsi compiti sia di progettazione e di controllo del lavoro eseguito all'esterno, sia di collaborazione nella formazione di futuri restauratori, accogliendo i giovani per corsi e stages. Nel marzo 1997, il Laboratorio è stato trasferito nell'ex Convento di S. Ambrogio, opportunamente restaurato dopo il suo acquisto da parte del Ministero per i beni culturali e ambientali.

bnc-fi.restauro@beniculturali.it






doc. n. 563