I disegni e rilievi dall’antico, opera di artisti, ingegneri, architetti, esprimono attraverso le forme delle rappresentazioni gli interessi antiquari che attraversarono il Quattrocento

Rilevare e misurare 

 

Tra i secoli XV e XVI, le tecniche di rilevamento si fanno sempre più accurate: dal rilievo topografico del terreno a quello cartografico su più ampia scala, fino alla mappatura delle città e alla misurazione degli edifici o dei monumenti antichi. Codificati e diffusi in manuali e trattati già entro la metà del secolo XV, questi metodi si basano sulla triangolazione e sulla misurazione degli angoli attraverso l’impiego di diversi strumenti, come l’astrolabio, il quadrante, la squadra e il filo a piombo. Il senese Mariano di Iacopo detto il Taccola, noto ai contemporanei anche con il soprannome di Archimedes Senensis, dedica particolare attenzione al problema della misurazione delle altezze e delle distanze nel trattato De ingeneis. Nella tertia pars del suo libellus (Palatino 766, f. 2r) illustra, ad esempio, come misurare la quota della sorgente che alimenta una fontana a zampillo utilizzando un archipendolo. Databile attorno agli anni Ottanta del sec. XV e di autore anonimo, il Palatino 767 riunisce numerosi testi esplicativi e disegni del Taccola; tra questi è raffigurata anche la misurazione del dislivello di una parete rocciosa eseguita con un astrolabio.  All’impiego di questo antico dispositivo, già attorno al 1470, si affianca quello di un innovativo strumento di rilevamento, precursore del moderno teodolite, che consiste in una bussola munita di traguardo. Già utilizzato nel 1473 da Luca Fancelli, collaboratore di Alberti a Mantova, e nel 1502 da Leonardo da Vinci per realizzare la pianta di Imola, questo strumento è descritto da Raffaello come mezzo ideale per effettuare rilievi precisi dei monumenti antichi nella sua lettera a papa Leone X nel 1519. Dopo di lui sarà il matematico Niccolò Tartaglia a spiegare accuratamente il funzionamento dello pseudoteodolite nei suoi Quesiti et inventioni del 1546. 

Lo studio analitico delle rovine e la misurazione degli edifici antichi implica tuttavia anche un notevole dispendio di denaro ed energie, oltre a comportare numerosi rischi. Sono spesso gli stessi artisti e gli architetti a ricordare i pericoli incorsi durante le campagne di rilevamento, come Philibert de L’Orme o Andrea Palladio, oppure addirittura a raffigurarne le difficoltà. In un disegno dello Pseudo-Cronaca (Fondo Nazionale II.I.141, f. 50v), ad esempio, una piccola figura si è arrampicata sulle alte sporgenze del murus marmoreus del Foro di Traiano per misurare con il palmo della mano la trabeazione, in parte annessa alla chiesa di Santa Maria in Campo Carléo detta Spolia Christi. 

Scopri e sfoglia le opere della sezione interamente digitalizzate. Qui di seguito i link alle copie digitali presenti nella collezione BNCF su Internet Archive o nella Teca BNCF.


Mariano di Iacopo, detto il Taccola (Siena, 4 febbraio 1381 - 1453/1458)

De ingeniis, lib. III, Siena, [1427]-1432 – 13 gennaio 1433

Il Taccola – che fu in rapporti con Filippo Brunelleschi e Francesco di Giorgio Martini – raccolse in forma di libro alcune delle sue carte per lo più relative all’ingegneria idraulica, intese come tertia pars del suo libellus de edifitiis ac ingeneis.

Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Palatino 766

Sez. 3/cat.III.1

 


Pseudo-Cronaca e Anonimo italiano

Roma, Rovine nel Foro di Traiano e Spolia Christi, ca. 1517 – 1525

Firenze, Palazzo Pandolfini, pianta e portale, sec. XVI seconda metà 

in Album di disegni, sec. XVI

Raccolta di schizzi e disegni architettonici a penna di varie mani, allestita nel suo assetto attuale da un anonimo compilatore in tempi al momento non precisati.

Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Fondo Nazionale II.I.429

Sez. 3/cat. III.3