Presentazione della Sezione
I. Cartografia del Rinascimento

La sezione Cartografia del Rinascimento vuole illustrare le molteplicità semiotiche e di linguaggio che caratterizzarono la percezione e la rappresentazione rinascimentali dello spazio. Presentandosi come mostra non solo di documenti cartografici, ma anche di libri - testi antichi, medievali, rinascimentali - ha l'intento di ricostruire le diverse immagini del mondo che fanno da sfondo alla cartografia rinascimentale.

I secoli XV e XVI videro l'emergere di tre fondamentali processi storici che influenzarono profondamente e irreversibilmente la cultura europea: la riscoperta umanistica di testi greci rimasti sconosciuti all'occidente per oltre un millennio; il processo di apertura di nuovi spazi legato all'espansione europea nell'Atlantico e nell'oceano indiano; infine l'invenzione e l'affermarsi della tecnica e dell'arte della stampa. Questi processi determinarono nuove forme di percezione e di rappresentazione dello spazio.

Tra le numerose traduzioni umanistiche di testi greci, la traduzione dal greco in latino della Geographiké Uphégesis di Claudio Tolomeo ("Guida alla Cartografia", poi nota con i titoli di Cosmografia e Geografia) introdusse nell'Europa del Rinascimento la teoria e la pratica della cartografia proiettiva matematica e un metodo di rappresentazione dell'intera ecumene che riusciva a mantenere inalterate le proporzioni. La preziosissima mappamundi del 1457 (Portolano 1), che apre la mostra, la carta nautica catalana disegnata attorno al 1420 (Portolano 16), la Cosmografia di Henricus Martellus - magnifico testimone della cartografia rinascimentale di tipo tolemaico - il Liber insularum archipelagi di Cristoforo Buondelmonti, consentono di apprezzare la straordinaria ricchezza espressiva e, allo stesso tempo, l'interdipendenza dei linguaggi cartografici rinascimentali.

Alle carte, soprattutto nautiche, ma non solo, venne affidato il compito di registrare, posizionare, inventare quegli spazi che le spedizioni portoghesi, spagnole, inglesi svelavano al di là dell'ecumene antica. Il planisfero di Johan Ruisch (1508), la cosiddetta Miscellanea Zorzi, sintesi veneziana delle scoperte portoghesi e spagnole, del primo quarto XVI secolo, l'edizione del 1522 di Strasburgo della Geografia, curata da Laurentius Frisius, l'elegantissimo Atlante di Battista Agnese, misurano, in tutta la sua eccezionale portata, il processo di "apertura degli spazi" legato all'espansione europea.

L'arte della stampa introdusse una semiotica della rappresentazione basata sulla linea e sul punto che, unita ai principi tolemaici delle coordinate di latitudine e longitudine e delle griglie cartografiche, produsse una nuova retorica nella rappresentazione cartografica, promuovendo l'affermarsi della cartografia di tipo tolemaico in quanto forma simbolica (l'insieme di dati empirici per compilare una carta geografica "accurata" non fu disponibile fino al Seicento, quando furono fissati i necessari e numerosissimi punti di rilevamento astronomico). Le raffinatissime tavole dell'edizione romana del 1478 della Geografia, capolavoro assoluto di arte e tecnica di incisone e stampa, insieme alle carte d'Italia, di Francia, dell'Europa centrale e della Palestina disegnate e incise da Francesco Rosselli intorno al 1490, ne sono una rappresentazione significativa e icastica.