La BNCF e la nuova biblioteconomia

Il ritorno alla democrazia, la ripresa dei rapporti internazionali, l’avvento dell’automazione, l’esigenza e insieme la possibilità di una reale cooperazione caratterizzano la biblioteconomia a partire dal dopoguerra: questo contributo vuole essere una testimonianza dell’ingente lavoro intellettuale e tecnico compiuto dalle donne e dagli uomini che con impegno, capacità e modestia si sono assunti il compito di salvare la memoria della produzione culturale del nostro Paese e di fornire ai bibliotecari italiani gli strumenti che hanno trasformato un mestiere in professione.
Se nella prima metà del secolo ventesimo l’inaugurazione di nuovi edifici per le biblioteche o almeno la costruzione di moderni magazzini funzionali erano state accompagnate dalla censura, che aveva imposto la rimozione dai cataloghi delle schede di opere non gradite, i bibliotecari dell’Italia Repubblicana acquistano la consapevolezza che l’informazione e la cultura sono alla base delle scelte democratiche ed operano per la diffusione della lettura in tutti gli strati sociali (CARINI DAINOTTI 1964).
La BNCF cercò di modernizzarsi e soprattutto di porsi al servizio delle altre biblioteche italiane sia attraverso il miglioramento dell’attività catalografica sia per mezzo della produzione degli strumenti di lavoro del bibliotecario.
Il 1956 è un anno fondamentale per la biblioteconomia italiana: viene pubblicato il Soggettario (SOGGETTARIO 1956), che, basato sulle esperienze di indicizzazione avviate in BNCF sin dal 1925, venne organizzato, sotto la guida di Emanuele Casamassima, da un gruppo di giovani assunti dal Centro Nazionale per il Catalogo Unico, fra i quali desidero ricordare almeno Carla Guiducci Bonanni, esperta nelle discipline matematiche, diventata nel corso della lunga carriera Direttrice della BNCF e Sottosegretario del Ministero Beni Culturali. Il fatto che le norme sottese alle scelte fossero implicite provocò talvolta fraintendimenti applicativi, ma ne dimostrano la validità sia l’uso ininterrotto per un cinquantennio sia la sopravvivenza di principi fondamentali nello strumento che l’ha sostituito, il Thesaurus (NUOVO SOGGETTARIO 2006) prodotto dalla BNCF nei primi anni del XXI secolo.
Il nuovo Manuale di catalogazione per autori, che, pubblicato nello stesso anno, riorganizzava le norme del 1922 e si presentava allo stesso tempo minuzioso e non esaustivo, contribuì alla decisione di rinnovare il Bollettino per le pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa sull’esempio di quanto accadeva presso le Biblioteche Nazionali straniere e di trasformarlo in vera e propria Bibliografia Nazionale, con una ben maggiore consapevolezza dei compiti e delle funzioni di tale repertorio. L’innovazione riguardò non solo la struttura delle schede, che si presentavano autorevoli e complete del tracciato (cioè degli accessi secondari e dei soggetti), ma anche l’organizzazione dei fascicoli mensili, articolati secondo la traduzione della Classificazione decimale Dewey ridotta.
Particolarmente rilevante, a dimostrazione della volontà di cooperazione ed efficienza, fu la pubblicazione delle schede della Bibliografia Nazionale, le quali, nonostante i ritardi nella pubblicazione, davano ai cataloghi degli Istituti italiani e stranieri che le acquistavano una garanzia di qualità.
Le schede a stampa ebbero anche la funzione di diffondere l’uso del formato internazionale ed il conseguente abbandono dei cataloghi detti Staderini, non prima di avere provveduto alla loro riproduzione fotografica (sia pure con la caduta di alcune informazioni) e all’immane lavoro di integrazione dei due cataloghi in un’unica serie.
Già negli anni ’60 la BNCF intuì le potenzialità dell’automazione e con la decisione di dar vita alla nuova BNI assunse anche il compito di fornire un più facile e rapido accesso all’ingente mole di segnalazioni bibliografiche (600.000 ca.) presenti nel Bollettino. Avvalendosi della collaborazione della Kraus reprint, i record vennero digitati su schede perforate e, ordinati in un’unica serie alfabetica, vennero pubblicati nei 41 volumi del CUBI (CUBI 1968), che costituì la più completa rassegna delle pubblicazioni italiane, strumento indispensabile per infinite ricerche. La sopravvivenza del lavoro dei nostri antichi predecessori venne garantita dal riversamento in SBN dei nastri magnetici ottenuti dalle schede perforate, operazione diretta da Gloria Cerbai.
La BNCF fu sempre attenta a quanto avveniva a livello internazionale e promosse o contribuì a diffondere la conoscenza di ogni innovazione in campo biblioteconomico, dai Principi di Parigi agli ISBD, dall’UNIMARC alle FRBR. In collaborazione con l’ICCU o con le commissioni istituite dal Ministero Beni Culturali, la BNCF, tenendo presenti le normative ed i più aggiornati studi internazionali, diede un contributo fondamentale all’elaborazione dapprima delle RICA (RICA 1979), che ripensarono complessivamente il codice italiano alla luce di un sistema coerente di principi, e successivamente delle REICAT (REICAT 2009), un approccio completamente nuovo al documento.
Sotto la guida di Diego Maltese si aprì la stagione dell’automazione, che divenne uno dei campi più curati dai direttori: da ANNAMARC a Magazzini Digitali la BNCF diventò polo pilota di ogni sperimentazione, nell’implementazione di SBN, nella sperimentazione dei diversi tipi di digitalizzazione, nella creazione dei MAG, nell’affrontare i problemi cruciali della conservazione delle risorse digitali anche trasmesse per via informatica.
La nuova legge sul deposito obbligatorio, confermando la funzione della BNCF quale istituto della memoria e dell’identità nazionale, ne ha anche rafforzato il ruolo di agenzia bibliografica, che tuttavia potrà essere svolto adeguatamente solo con risorse economiche e umane sufficienti, gestite con la flessibilità e la managerialità consentite dall’ottenuta autonomia amministrativa e gestionale.

Bibliografia:
  • Carini Dainotti 1964
    VirginiaCarini Dainotti, La biblioteca pubblica istituto della democrazia, Milano, F.lli Fabbri, 1964.
  • CUBI 1968
    Catalogo cumulativo 1886-1957 del Bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa dalla Biblioteca nazionale centrale di Firenze, Nendeln, Kraus Reprint, 1968-1969.
  • Nuovo soggettario 2006
    Nuovo soggettario. Guida al sistema italiano di indicizzazione per soggetto. Prototipo del Thesaurus, Biblioteca nazionale centrale di Firenze, Milano, Bibliografica, ©2006 (stampa 2007).
  • REICAT 2009
    Regole italiane di catalogazione
    . REICAT, a cura della Commissione permanente per la revisione delle regole italiane di catalogazione, Roma, ICCU, 2009.
  • RICA 1979
    Regole italiane di catalogazione per autore, Roma, Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche, 1979.
  • Soggettario 1956
    Soggettario per i cataloghi delle biblioteche italiane, a cura della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, Firenze, Il cenacolo, 1956.Aggiornato a Dicembre 2011

BNI: sulle tracce dei primi anni

“Bibliografia Nazionale Italiana. È un periodico mensile, con indici per soggetto e per autore […], sostituirà l’attuale Bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa. Comprende, ordinate secondo lo schema della CDD […], le schede stampate durante il mese cui il fascicolo si riferisce. Per la stampa si utilizza la stessa composizione tipografica preparata per le schede”. Così il direttore della BNCF, Alberto Giraldi, annuncia la BNI in un documento dell’ottobre 1957 sulla catalogazione corrente, seguito a due questionari inviati a 1300 fra biblioteche pubbliche, editori e librai, da parte della Nazionale di Firenze. Il 14 novembre 1957 a Taormina, lo stesso Giraldi interviene nel dibattito seguito alla relazione di Laura De Felice Olivieri direttrice della Nazionale di Roma. Rammaricandosi che siano arrivate soltanto 150 risposte ai due questionari, il primo relativo al progetto di catalogazione centrale di schede a stampa per opere italiane da accompagnare alla pubblicazione della nascitura bibliografia, ne rimotiva e caldeggia i vantaggi in termini di risparmio di risorse e di garanzia della qualità descrittiva (GIRALDI 1958). Una sensibilità ai temi della cooperazione e del controllo bibliografico che prefigura le motivazioni di un allora inimmaginabile SBN, e insieme incardina quelle dell’imminente Bibliografia nazionale italiana. Una volontà e un progetto che Giraldi svilupperà, con Casamassima e con Maltese, raccogliendone l’eredità da Irma Merolle Tondi. Nel ’56 infatti si scopre che l’allora direttrice aveva presentato a Trieste una relazione sulla schedatura centrale delle pubblicazioni italiane, questione da lei studiata sin dal 1953 (MEROLLE TONDI 1956), sul filo del tentativo già fatto dal Bollettino che per anni aveva affiancato alla pubblicazione normale un’edizione con il verso bianco in ogni pagina, così da permettere alle biblioteche acquirenti di ritagliare e incollare le schede sui cartoncini del proprio catalogo.
Dunque un cambiamento era nell’aria, mi testimonia Diego Maltese. Quando egli entra di ruolo in Nazionale, il 13 ottobre 1958, la BNI ha appena preso il via con al timone Casamassima, che lo incarica del controllo dell’intestazione. Molte sono le innovazioni caratterizzanti la BNI che a loro si devono e che hanno aperto una lunga storia: la presenza nella notizia bibliografica del cosiddetto ‘tracciato’ delle intestazioni secondarie di autori e titoli da cui trarre sia gli indici dei fascicoli che tutte le schede necessarie per il catalogo. L’applicazione continua e critica degli strumenti di catalogazione descrittiva e semantica: le ‘Regole per autori’ (DIREZIONE GENERALE DELLE ACCADEMIE E BIBLIOTECHE, 1956) e il Soggettario, ambedue del 1956; l’ordinamento e la catalogazione per materia in base alla Classificazione decimale Dewey (RICCI-GIUNTI, 2009). Infine la stampa delle schede in formato internazionale, per i cataloghi della BNCF e di tutti gli abbonati.
Ma quante e chi sono le persone addette, per un’entità media annuale di 12.500 notizie dal ’58 al ’68 (LUCARELLI, 1998)? Una decina quelle di ruolo, fra dipendenti della BNCF e del Catalogo Unico, fin dall’inizio specializzate per l’ambito descrittivo e semantico. Maltese cita a memoria diversi nomi fra cui Rosanna Mauri Mori e Carla Guiducci Bonanni, che collaborava per i soggetti delle opere scientifiche. In una relazione di Merolle Tondi del ’53-’54 si trova lo stesso numero più 7 volontari fra cui Luigi Crocetti. Nella relazione del ’65, la prima di Casamassima da direttore BNCF, si elencano 18 persone di ruolo più 15 cottimisti: i precari di allora (che saranno poi tutti assunti per concorso). Insomma 33 addetti, ben la metà dei 70 del totale in organico, ma pur sempre pochi rispetto ai 175 della Bayerische Staatsbibliothek di Monaco, con analoga funzione di agenzia bibliografica nazionale in un paese con simile produzione editoriale. Così si legge che la pubblicazione della BNI pativa già di un ritardo di otto mesi rispetto all’ingresso dei libri in biblioteca. Sguardo attento e attivamente partecipe al contesto internazionale (CASAMASSIMA 2002), che accomuna Casamassima e Maltese. Il secondo, che dirige la BNI dal 1964 ai primi anni 70, ha già partecipato con Francesco Barberi alla Conferenza sui principi di catalogazione (Parigi 1961), e nel ’69 sarà a Copenaghen, tra gli esperti di catalogazione che delineano lo schema ISBD. Nel ’66 troviamo la creatura BNI salvata dalle acque del ‘cieco fiume’ : «la mia vecchia scrivania di legno navigava in mezzo all’acqua. Miracolosamente sopra la scrivania c’era ancora la Bibliografia Nazionale […] Non era neanche bagnata» (GUIDUCCI BONANNI 2011). La pubblicazione non s’interrompe perché i colleghi della BNCR completeranno l’annata, mentre l’attività riprende a Firenze nel ’67 in una fortissima spinta di rinascita. Si scatena un’onda lunga di partecipazione internazionale che qui s’incanala nei rivoli fecondi del restauro, dei primi studi per l’automazione e, nel gennaio 1968, dell’importante esperienza di catalogazione condivisa a fine bibliografico fra la Library of Congress e la Bibliografia nazionale italiana (MALTESE, 2004). Una capacità di conversione della tragedia in rinnovamento che molto ci suggerisce per l’oggi.

Bibliografia:

  • Casamassima 2002
    Emanuele Casamassima, Viaggio nelle biblioteche tedesche (1956-1963); con un saggio di bibliografia dei suoi scritti 1951-1995, a cura di Piero Innocenti, Manziana, Vecchiarelli, 2002.
  • Direzione Generale delle Accademie e Biblioteche 1956
    Direzione Generale delle Accademie e Biblioteche, Regole per la compilazione del catalogo alfabetico per autori nelle biblioteche italiane, Roma, F.lli Palombi ,1956.
  • Giraldi 1958
    Alberto Giraldi, [intervento] in XI Congresso nazionale dell’Associazione italiana per le biblioteche, Roma, F.lli Palombi 1958, pp. 179-184.
  • Guiducci Bonanni 2011
    Carla Guiducci Bonanni,  La memoria è il futuro dei libri, Pisa, ETS, 2011.
  • Lucarelli 1998
    Anna Lucarelli , Produzione editoriale e indicizzazione per soggetti. L’esperienza della Bibliografia nazionale italiana, Milano, Bibliografica 1998, p. 34.
  • Maltese 2004
    Diego Maltese, Gli anni di Firenze di Marion Schild, «Bollettino AIB», vol. 44, 2004, n. 4, dicembre, pp. 445-452.
  • Merolle Tondi 1956
    Irma Merolle Tondi,  La schedatura centrale delle pubblicazioni italiane, in X Congresso nazionale dell’Associazione italiana per le biblioteche e Convegno internazionale sul restauro del libro antico, Trieste, 18-22 giugno 1956, Roma, F.lli Palombi 1956, pp. 109-114.
  • Ricci – Giunti  2009
    Marta Ricci – Maria Chiara Giunti, La classificazione in BNI. <http://www.bncf.firenze.sbn.it/documenti/ClassificazioneinBNI.pdf>.

Aggiornato a Dicembre 2011

 

 

Da Jahier a Casamassima: il farsi della soggettazione e del Soggettario

La storia della soggettazione alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze comincia nel primo dopoguerra, negli anni Venti del secolo scorso: un momento critico per il Paese e per l’Istituto. Carenze di personale dovute a un blocco ventennale dei concorsi pubblici, gerontopatologie che affliggono gl’impiegati ancora presenti (JAHIER 1964), tutto congiura al decadimento del Bollettino delle pubblicazioni italiane pervenute per diritto di stampa che non riesce a descrivere per intero il pervenuto e tanto meno ad inseguire quanto sfugge al deposito obbligatorio degli stampati. Nonostante tutto, il direttore Angelo Bruschi dà inizio, coraggiosamente, alla pratica della soggettazione al fine di dotare le descrizioni del Bollettino anche di un accesso relativo all’argomento trattato. Nel primo numero del 1925 l’Indice degli Autori è preceduto infatti dal nuovo Indice alfabetico dei soggetti, né annunciato né sottolineato da una qualche dichiarazione o spiegazione.
Angelo Bruschi incontra, nello stesso anno, un ottimo allievo e presto un sostegno validissimo in Enrico Jahier, impiegato di nuova nomina, un alpino nativo di Susa approdato alla Nazionale di Firenze dopo quattro anni di trincea, e che diviene in breve uno dei pochissimi esperti, in Italia, di catalogazione per autori e per soggetti, responsabile presto dell’intera redazione del Bollettino. A lui si deve la parola stessa ‘soggettazione’ (JAHIER 1939) e la predisposizione del catalogo a soggetto alla consultazione del pubblico, modificando a tale scopo i soggetti del Bollettino.
Scorrere oggi gl’indici a soggetto del decennio 1925-1935 significa constatare la crescita del numero delle descrizioni e dei relativi soggetti, ma soprattutto significa assistere al formarsi di riflessioni critiche e di un metodo. Solo dopo un decennio di pratica assidua, sempre confrontandosi criticamente con i più moderni strumenti stranieri, ma ricercando una via italiana, consona alle tradizioni disciplinari e linguistiche del Paese, Jahier condensa in cinque regole i fondamenti della soggettazione (JAHIER 1938). Il soggetto di un’opera, secondo tali principî, non è un sostantivo eventualmente seguito da un aggettivo, ma ‘una formula convenzionale’ in cui, in ordine costante, vengono espressi l’argomento principale, il punto di vista sotto il quale viene considerato, il tempo, lo spazio, la forma. Anche la questione della preminenza da accordare o no al termine geografico trova indicazioni precise.
Jahier, promosso ad altri incarichi, dal 1936 non si occupa più del Bollettino, ma ne vede e propugna i possibili sviluppi su un piano nazionale con la distribuzione di schede a stampa alfabetiche e a soggetto, delinea e comincia a lavorare alla creazione di un ‘Indice nazionale dei soggetti’ cui concorrano le maggiori istituzioni nazionali, BNCF, Consiglio nazionale delle ricerche e Biblioteca nazionale di Roma. Finita la guerra, però, altri sono gl’intendimenti del ministero e Jahier, estromesso dal progetto senza spiegazione alcuna, amareggiato, nel 1950 dà le dimissioni dalle Biblioteche.
Al suo posto, ridotti i propositi alla compilazione di un repertorio alfabetico delle voci a soggetto fondato sul solo contributo della BNCF, era stato designato Emanuele Casamassima, bibliotecario arrivato a Firenze dopo un breve periodo presso il settore dei manoscritti della Nazionale di Roma.
Casamassima imprime al Soggettario l’impronta della sua cultura, del suo modo di pensare, pur radicandolo nell’esperienza impostata in teoria e in pratica da Jahier. Intervenendo al VII Congresso dell’AIB, nel 1951, Casamassima dà conto dei criteri generali, della struttura sindetica, delle scelte linguistiche, avvertendo che con il Soggettario non si vuole offrire al catalogatore un repertorio di voci da applicare meccanicamente nella formulazione di soggetti, ma un metodo e una terminologia (CASAMASSIMA 1951). Il Soggettario verrà pubblicato nel 1956 (SOGGETTARIO 1956), «unico strumento di lavoro italiano che […] si presentasse di livello internazionale» (CROCETTI 2008). Tuttavia, nella prefazione, Anita Mondolfo, già direttrice della Nazionale e grande sostenitrice dell’impresa, dichiara che «al compito di formulatori di regole non ci siamo sentiti maturi» (MONDOLFO 1956): le note introduttive firmate da Casamassima fin dal titolo vogliono arrestarsi alla sola consultazione dello strumento, senza addentrarsi a guidare il bibliotecario nella formulazione dei soggetti sulla base degli esempi offerti (CASAMASSIMA 1956).
Il Soggettario si è rivelato strumento di una longevità impressionante contro la volontà degli stessi redattori che auspicavano il susseguirsi a breve termine di aggiornamenti e modificazioni, ma la mancanza di una ‘grammatica’ ha pesato sulla soggettazione in Italia. La Bibliografia nazionale italiana lo ha costantemente usato per cinquant’anni, supplendo con l’esemplificazione alla mancanza di regole (LUCARELLI 2008) e facendosi carico, sia pure in modi limitati, dell’aggiornamento della terminologia.

Bibliografia:
  • Casamassima 1951
    Emanuele Casamassima, Soggettario e soggetti nella Biblioteca nazionale di Firenze, «Accademie e biblioteche d’Italia», XIX,II n.s., 1951, pp. 378-382.
  • Casamassima 1956
    Emanuele Casamassima, Note introduttive alla consultazione del Soggettario, in Soggettario per i cataloghi delle biblioteche italiane, a cura della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, Firenze, Il cenacolo, 1956, pp. XV-XXXIX.
  • Crocetti 2008
    Luigi Crocetti, Casamassima e Firenze: dal Soggettario all’alluvione, in Il nomos della Biblioteca: Emanuele Casamassima e trent’anni dopo, a cura di Roberto Cardini e Piero Innocenti, Firenze, Polistampa, 2008.
  • Jahier 1938
    Enrico Jahier, Catalogo a soggetto e schedatura centrale, «Accademie e biblioteche d’Italia», XII, 1938, pp. 281-292.
  • Jahier 1939
    Enrico Jahier, Appunti di terminologia bibliotecnica, «Lingua nostra», I, 1939, n. 30, pp. 80-82.
  • Jahier 1964
    Enrico Jahier, La catalogazione centrale corrente. Storia di un’esperienza, «Accademie e biblioteche d’Italia», XXXII, 1964, pp. 246-265.
  • Lucarelli 2008
    Anna Lucarelli, Dalle nutrici ai masterizzatori: lavorando con il Soggettario, in Il nomos della Biblioteca. Emanuele Casamassima e trent’anni dopo, a cura di Roberto Cardini e Piero Innocenti, Firenze, Polistampa, 2008, pp. 117-130.
  • Mondolfo 1956
    Anita Mondolfo, Prefazione, in Soggettario per i cataloghi delle biblioteche italiane, a cura della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, Firenze, Il cenacolo, 1956
  • Soggettario 1956
    Soggettario per i cataloghi delle biblioteche italiane, a cura della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, Firenze, Il cenacolo, 1956.Aggiornato a Dicembre 2011

 

Dai primi schemi italiani di classificazione ad oggi: il ruolo della BNCF

“Sarebbe da studiare […] la catalogazione di tipo decimale, per poter lanciare le nostre schede anche in quegli Stati che l’adottano già», così si esprime Irma Merolle Tondi, direttrice della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, nel 1956 (MEROLLE TONDI 1956). Prende così avvio la moderna applicazione in Italia della Dewey decimal classification (DDC), uno dei più diffusi sistemi di classificazione bibliografica, nata nel 1876 a fini di collocazione e adatta ad ordinare per argomento le schede di cataloghi o ad organizzare registrazioni in una bibliografia. Più nello specifico si addentra Alberto Giraldi, successivo direttore della BNCF, riguardo all’ordinamento delle schede con la classificazione decimale: le opinioni circa il numero utile di cifre, sono discordi e Giraldi sostiene che tre cifre, non sufficienti per schede inserite in un catalogo sistematico complesso e analitico, sono «più che sufficienti per l’ordinamento delle schede nella bibliografia nazionale e per la creazione di cataloghi sistematici». Suggerisce, tuttavia, alle singole biblioteche specializzate il completamento della notazione secondo le proprie necessità (GIRALDI 1958). In tempi successivi, quando le classi attribuite ai singoli documenti diventeranno integrali, il concetto verrà ribadito e attualizzato da Diego Maltese e uno schema ridotto verrà impiegato nella distribuzione delle schede nel fascicolo della BNI, «per ricercare una validità complessiva e sostanziale coerenza» (MALTESE 1989).
Proprio nel 1958, la BNCF, nel suo ruolo di Agenzia bibliografica nazionale, avvia la redazione della nuova Bibliografia nazionale italiana con schede ordinate in sequenza in base alle notazioni della Classificazione Dewey. Per la prima annata si usano le notazioni della 15. edizione, in genere numeri a tre cifre, e le intestazioni delle classi sono adattate caso per caso al soggetto. Lo stesso dicasi per i fascicoli del ’59, basati sulla 16. edizione. Nel ’61, la BNI standardizza le vedette attribuite nelle annate precedenti elaborando uno Schema di classificazione ridotto, basato sulla 16. edizione e utilizzato fino al ’67. Nel ’68 adotta la 17. edizione americana che, due anni dopo, sarà la base per la seconda edizione dello Schema a cui segue una terza edizione del ’77, derivata dalla 18. americana. Queste ̉cosiddette ‘tavolette’ non contengono una traduzione del testo originale, ma notazioni utilizzate dall’agenzia bibliografica come strumento di lavoro. Le schede della BNI, a disposizione delle biblioteche italiane, diventano mezzo di diffusione dello Schema.
Nel 1986 la BNI, polo pilota di SBN, decide di adottare le edizioni integrali della DDC, anche in mancanza di un’edizione italiana. Con la 19. edizione americana appronta un “archivio in linea delle classi Dewey del Polo BNCF, costituito dai numeri presenti nelle tavole […] opportunamente decodificati” (PARADISI 2003). Con l’adozione di standard ufficiali, il gruppo BNI svolge un ruolo di riferimento all’interno di SBN, si cimenta con «la struttura del catalogo classificato in linea, la standardizzazione del linguaggio nelle vedette, il corretto uso dei termini […] percorso necessario per approfondire la conoscenza e la pratica della DDC» (RICCI 2001). Collabora con il Centro elaborazione dati (CED) della BNCF nell’ideazione dei programmi SBN per gli archivi delle classi. Nel 1994 adotta la 20. edizione Dewey, prima edizione italiana integrale, pubblicata nel ’93, curata da Luigi Crocetti e Daniele Danesi.
Un’ulteriore svolta avviene quando la BNI diventa essa stessa curatrice, con il coordinamento di Luigi Crocetti, delle edizioni italiane: la 21. (pubblicata nel 2000), la 14. edizione ridotta (pubblicata nel 2006) e la 22. (pubblicata nel 2009). Un impegno possibile per la competenza scientifica maturata a diretto contatto con la produzione editoriale nazionale. Attualmente la BNI impiega DDC 22. e DDC 14. ridotta per alcune sue serie (DEWEY 2006). Come sempre, per nuove edizioni, sono elaborati programmi di adeguamento dell’archivio classificato SBN (GIUNTI 2001). A beneficio dei partner di SBN, la BNI aggiorna gli archivi delle classi e la loro traduzione verbale, con attenta selezione dei termini usati, per facilitare la ricerca nell’Opac, peraltro arricchita dall’interoperabilità «fra gli equivalenti verbali dei numeri di classificazione e i termini d’indicizzazione per soggetto, obiettivo posto dal Nuovo soggettario che prevede l’indicazione del numero DDC interdisciplinare per ogni termine strutturato» (GIUNTI 2005). Di future edizioni della DDC si occupa il settore Ricerche e strumenti di indicizzazione semantica che, sulla base di un recente studio di fattibilità, potrà seguire lo sviluppo di versioni online di un Web Dewey destinato all’intero sistema dei servizi bibliografici italiani.
Questo impegno di anni è stato sostenuto dal confronto creativo sul piano internazionale, attraverso stimolanti rapporti con la redazione americana della DDC, con i curatori di altre versioni nazionali, e grazie alla presenza della BNCF in commissioni dell’IFLA e di comitati europei.

Bibliografia:

  • Dewey 2006
    Melvil Dewey, Classificazione decimale Dewey ridotta e Indice relativo, a cura della Biblioteca nazionale centrale di Firenze; curatori Silvia Alessandri e Albarosa Fagiolini, Roma, AIB, 2006.
  • Giraldi 1958
    Alberto Giraldi, [intervento] in XI Congresso nazionale dell’Associazione italiana per le biblioteche, Roma, F.lli Palombi 1958, pp. 179-184.
  • Giunti 2001
    Maria Chiara Giunti, In SBN con Dewey: il catalogo classificato del Polo della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, «Bollettino AIB», vol. XLI, 2001, n. 1, pp. 31-45.
  • Giunti 2005
    Maria Chiara Giunti, DDC 22 novità nella continuità: navigare con Dewey fra web e opac, in Dewey da 21 a 22, Roma, AIB, 2005, pp.31-37.
  • Maltese  1989
    Diego Maltese, Presentazione, in Paola Gibbin, M. Chiara Giunti, Anna Lucarelli, Di libro in libro: la classificazione Dewey in 370 esempi commentati, Manziana, Vecchiarelli 1989.
  • Merolle Tondi 1956
    Irma Merolle Tondi, La schedatura centrale delle pubblicazioni italiane, in X Congresso nazionale dell’Associazione italiana per le biblioteche e Convegno internazionale sul restauro del libro antico, Trieste, 18-22 giugno 1956, Roma, F.lli Palombi 1956, pp. 109-114.
  • Paradisi 2003
    Federica Paradisi , Classificazione Dewey fra tradizione e innovazione, «Bibliotime», VI, 2003, n. 1, pp. 31-45.
  • Ricci 2001
    Marta Ricci, La DDC e la Bibliografia nazionale italiana in Dewey da 20 a 21, a cura del Gruppo di lavoro della Bibliografia nazionale italiana, Roma, AIB, 2001.

Aggiornato a Dicembre 2011