Il laboratorio di restauro della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze si occupa della conservazione, prevenzione, manutenzione e restauro dei libri e manoscritti appartenenti alle raccolte della BNCF da quando venne fondato, in concomitanza con l’alluvione del 4 novembre 1966, grazie anche al contributo del personale Italiano e straniero che si riunì per affrontare l’emergenza. Dalla sua nascita si è sempre prefissato il raggiungimento dei più alti standard qualitativi di intervento di restauro del libro antico. Il laboratorio inoltre si occupa della redazione e aggiornamento del piano di emergenza per il salvataggio delle collezioni e collabora con la Soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana per i progetti di conservazione e restauro.

Gli interventi si concentrano, oltre al restauro dei libri alluvionati, sulla conservazione di tutte le raccolte della Biblioteca,  che includono una grande varietà di materiali librari e non, inclusi manoscritti e volumi a stampa su carta e pergamena,(ma anche cuoio, legno, tessuti, metalli, riproduzioni fotografiche e libri d’artista ecc.)

La diminuzione progressiva del numero dei restauratori interni ha reso necessario il ricorso a affidamenti a ditte esterne. E ha richiesto l’aiuto di operatori esterni quali tirocinanti, volontari e stagisti. Il Laboratorio, attualmente, ha quindi ridotto gli interventi diretti sui volumi. Riservandosi compiti sia di progettazione e di controllo del lavoro eseguito all’esterno. Sia di collaborazione nella formazione di futuri restauratori, accogliendo i giovani per corsi e stages (v. altri servizi).

Il laboratorio di restauro è aperto alle visite guidate per cui è necessaria la prenotazione (v. altri servizi)

Il nuovo laboratorio di restauro
Il laboratorio di restauro della BNCF presso la nuova sede di Sala Lorenzo

Attività

Il fine ultimo della Biblioteca è la conservazione delle collezioni nel senso più ampio del termine, come chiaramente delineato dal codice dei beni culturali (D.Lgs. 42/2004 e smi) in «la conservazione del patrimonio culturale è assicurata mediante una coerente, coordinata e programmata attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro».Tale attività, volta a prolungare la vita delle collezioni, si esplica quindi attraverso trattamenti diretti di restauro sui singoli oggetti, effettuati da restauratori qualificati, interventi di prevenzione, manutenzione e eventuali analisi non distruttive in collaborazione con istituti di ricerca.

 

Altri servizi

Biblioteca tecnica

E’ disponibile una biblioteca specialistico-tecnica per la consultazione di testi relativi al restauro, con particolare attenzione all’ambito librario.

Visite guidate

Nel Laboratorio possono effettuarsi, su appuntamento, visite guidate (anche in lingua inglese). È necessaria la prenotazione da richiedere all’indirizzo:
bnc-fi.urp@beniculturali.it
Nella richiesta occorre specificare la provenienza e il numero delle persone che costituiscono il gruppo, oltre a indicare il periodo nel quale si vorrebbe effettuare la visita.

Volontariato e stages

Le domande, da effettuare in forma scritta, verranno esaminate caso per caso dall’Amministrazione. In generale per le attività di tirocinio curricolare è prevista una convenzione tra la biblioteca e l’istituto formativo di provenienza, eventuali periodi di volontariato verranno concordati con gli interessati dando precedenza a chi già possiede un curriculum legato al restauro librario. Periodicamente la biblioteca prevede il bando per tirocini extra curriculari dedicati a giovani professionisti qualificati attraverso il centro per l’impiego di Firenze.

Consultazione materiale alluvionato

Sono disponibili nella sezione Fondi Speciali gli inventari ottenuti dalla revisione dello stato dei fondi alluvionati. La consultazione del materiale alluvionato conservato a S.Ambrogio è possibile su prenotazione.

Consulenze e informazioni

Il personale del Laboratorio di restauro è a disposizione per consulenze o informazioni su conservazione, gestione delle emergenze e restauro di materiale librario.

Strumenti

Il Laboratorio di restauro della Biblioteca Nazionale, insieme all’ICPAL ha contribuito alla redazione del capitolato nazionale Tecnico Tipo e alla creazione del relativo foglio di calcolo. Ha inoltre pubblicato il capitolato senza smontaggio

Per la progettazione per il restauro sono attualmente disponibili i modelli delle schede di restauro

Per le gare di spolveratura il laboratorio ha redatto un breve capitolato tipo

Per la realizzazione di scatole custodia su misura dei volumi sono stati messi a punto dei fogli di calcolo delle misure di taglio e piega.

Insieme all’ICPAL ha contribuito alla realizzazione di un salvaschermo finalizzato alla sensibilizzazione degli utenti alla corretta manipolazione dei materiali librari e alle tematiche della conservazione in biblioteca.

Scarica alcuni consigli sulla conservazione da parte di Antonio Magliabechi

Collaborazioni in corso

Soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana

il personale del laboratorio è incaricato dello svolgimento dei sopralluoghi per autorizzazione al restauro, attestato di buon esito dei libri restaurati, autorizzazione all’esposizione in mostra e al prestito, valutazione delle condizioni di conservazione, relativamente alle biblioteche non statali della regione Toscana.

Cedaf

Partecipa alle attività del Comitato scientifico del CEDAF (Centro di Documentazione delle Alluvioni di Firenze) che ha attualmente sede presso la Biblioteca Umanistica dell’Università di Firenze e che costituisce il naturale sbocco del Comitato Firenze 2016, nato in previsione del Cinquantennale dell’alluvione. Il CEDAF è rivolto alla ricerca, al recupero e all’elaborazione dell’informazione bibliografica e documentale relativa all’alluvione di Firenze del 1966 e non solo.

Progetto di ricerca Adesso e Talete

Nell’anno 2019 sono stati finanziati due progetti di ricerca in collaborazione con il CNR e l’università di Firenze, tali progetti sono in procinto di partire e saranno operativi nel corso del 2020

Ifac Cnr

Per il restauro e l’esposizione in mostra del rotolo Ebraico della Biblioteca Cl.III.43 per la descrizione dell’oggetto vedi qui  è stata effettuata una campagna diagnostica (finanziata dal Israel Museum di Gerusalemme)

per le collaborazioni passate (v. collaborazioni)

Prevenzione

Il laboratorio di restauro oltre agli interventi diretti sui volumi, ha la responsabilità dei progetti di prevenzione che viene definita nel codice dei Beni Culturali: “il complesso delle attività idonee a limitare le situazioni di rischio connesse al bene culturale nel suo contesto.”

Quali:

Monitoraggio delle condizioni  ambientali di conservazione delle collezioni

Il microclima in cui vengono conservati e esposti i materiali della Biblioteca è un importante fattore di degrado, ciò rende necessario una attenta gestione dei parametri ambientali a cui vengono esposti i materiali librari. Una corretta analisi degli oggetti è necessaria per stabilire quali siano le migliori condizioni di conservazione e quali possano essere i fattori di degrado di maggior rischio.

Ipm gestione della presenza di infestanti

i fattori di degrado biologico sono una delle cause più comuni di degrado nell’ambito librario, a tale scopo è attivo un continuo monitoraggio della presenza di infestanti nei locali che ospitano le collezioni librarie.

Indicazioni sulla manipolazione

i beni librari per essere fruiti necessitano di essere manipolati dall’utenza e dal personale, è quindi fondamentale che tale attività venga fatta seguendo rigide regole di manipolazione così da cercare di evitare danni meccanici che potrebbero essere risolti solo con interventi di restauro. A tale scopo è stato realizzato e installato sui pc della Biblioteca un salvaschermo che fornisce le prime istruzioni di base per la manipolazione di tutte le collezioni della BNCF. Vari corsi sono stati realizzati per sensibilizzare e istruire il personale ad una attenta cura delle collezioni.

Inoltre si occupa di:

  • Valutazione dello stato di conservazione e restauro delle raccolte bibliografiche e documentarie della BNCF, in particolare quelle selezionate per progetti espositivi interni ed esterni.
  • Supervisione delle condizioni espositive – allestimento e disallestimento- per mostre in progetti espositivi interni ed esterni.
  • Acquisto di materiali di conservazione per la BNCF
  • Collaborazione con altre istituzioni nella valutazione, relazione e sviluppo di progetti di conservazione preventiva.
  • Consulenza ai diversi dipartimenti della BNCF in materia di conservazione: riproduzione, conservazione, esposizione, manipolazione di fondi e progettazione di nuovi spazi di deposito
  • Formazione degli utenti e del personale interno alla conservazione preventiva.

Rischio alluvionale

“Vivere nel rischio significa saltare da uno strapiombo e costruirsi le ali mentre si precipita.”

Ray Douglas Bradbury

Il modo in cui la Biblioteca Nazionale di Firenze riuscì ad affrontare l’alluvione del 1966, ci lascia ancora stupiti per molti motivi; uno tra tutti, la grande gara di solidarietà che coinvolse, e non solo dal punto di vista economico, tutta la società civile, compresa quella internazionale. Emerse, però, fin da subito, che la città e la Biblioteca erano assolutamente impreparate ad affrontare un evento di quelle proporzioni.

La prevenzione, per quanto costosa, lo sarà sempre meno della riparazione dei danni, una volta che essi si sono verificati specie se a seguito di un disastro. Inoltre, molto spesso si è pensato erroneamente che le emergenze potessero essere gestite dai soli specialisti, invece è indispensabile la collaborazione di molte professionalità in grado di coadiuvare con competenza chi gestisce i momenti di crisi. Perciò non solo è essenziale che ogni operatore sia debitamente formato ma occorre che vengano addestrati anche gli eventuali volontari da coinvolgere;
Fondamentali, e in biblioteca ci si è mossi in questo senso, sono poi le iniziative concrete per testare le proprie forze e motivare i partecipanti alle attività di soccorso ovvero le simulazioni del salvataggio delle collezioni in caso di emergenza. Simulazioni messe in atto di concerto con le istituzioni che operano sul territorio: Segretariato regionale e Protezione civile in primo luogo.
I volumi sono materiali compositi, soggetti a danni ingenti e spesso permanenti, per questo le tecniche di recupero disponibili sul mercato sono costose e talvolta inefficaci; data la fragilità insita nei materiali librari questi, durante le esercitazioni e le vere emergenze, devono essere spostati con cura, attraverso vie di esodo prefissate, evitando il rischio della perdita o della ricollocazione errata in magazzino. Si può anche aggiungere che, data la quantità di materiale conservato presso la Biblioteca Nazionale, è stato necessario fare delle opportune scelte, stabilendo delle priorità che tenessero conto della rarità e della vulnerabilità del materiale in maniera da sfruttare al meglio i luoghi sicuri individuati e poter eseguire le faticose operazioni di messa in sicurezza nel modo più efficiente possibile.
Per quanto, sia naturale per la Biblioteca porre l’accento sulla prevenzione del rischio alluvionale, dobbiamo ricordare che molte sono le tipologie di emergenza che possono coinvolgere i libri e che, contrariamente a quanto ci si aspetta, i danneggiamenti maggiori avvengono quotidianamente a seguito dell’usura e delle cattive condizioni di conservazione a cui il materiale è soggetto per la sempre maggiore carenza di fondi e di spazi di qualità in cui poterlo stoccare;

Gestione delle emergenze

La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, è rimasta l’Istituto cui, di solito, ci si rivolge istintivamente nel momento in cui una biblioteca si trova a subire dei danni da acqua. A tale scopo la Biblioteca Nazionale ha deciso di rendere disponibile il proprio piano di emergenza per il salvataggio delle collezioni. Inoltre, al fine di rendere più agevole l’intervento di chi deve farsi carico delle operazioni di salvataggio, si è pensato di ricorrere a brevi video che mostrino visivamente i gesti da compiere.

SE SEI CON I PIEDI NELL’ ACQUA Libri bagnati. Come affrontare l’emergenza

Si ricorda che il coordinamento delle operazioni deve essere affidato ad una sola persona, per evitare che vengano impartiti ordini contrastanti. I video sono stati quindi realizzati per una biblioteca in cui una certa quantità di libri si è bagnata, si è  sull’orlo del panico, la situazione è caotica, non è presente un piano di emergenza interno, non c’è una squadra addestrata e non si ha idea di come intervenire.

 

Liofilizzazione volumi bagnati

Dal 1997 la Biblioteca Nazionale mette a disposizione degli Istituti pubblici che dovessero trovarsi in una situazione di emergenza un impianto per la  liofilizzazione dei volumi bagnati in seguito ad alluvioni o ad allagamenti ed opportunamente congelati.

Il laboratorio di restauro collabora con l’UCCR Toscana e la Soprintendenza Bibliografica della Toscana nella gestione delle emergenze

Manutenzione

Il laboratorio gestisce, oltre agli interventi di restauro, i progetti di manutenzione che viene definita nel codice dei Beni Culturali come: «il complesso delle attività e degli interventi destinati al controllo delle condizioni del bene culturale e al mantenimento dell’integrità, dell’efficienza funzionale e dell’identità del bene e delle sue parti»  tali interventi sono eseguiti in via esclusiva da coloro che sono restauratori di beni culturali ai sensi della normativa in materia.

La manutenzione è il complesso delle azioni conservative dirette che, pur implicando un contatto fisico con i beni culturali oggetto dell’intervento, non ne modificano la consistenza fisica e chimica.

Tra queste troviamo:

  • Spolveratura delle collezioni
  • Interventi di disinfestazione
  • Realizzazione di Custodie e scatole di protezione

Spolveratura delle collezioni

La polvere è causa di molteplici danni ai materiali librari, essendo altamente igroscopica è un ottimo ambiente di sviluppo di microrganismi e insetti è inoltre composta di particelle abrasive, spore, uova di insetti e sostanze inquinanti (specialmente anidride solforosa).

La spolveratura deve essere effettuata ad intervalli regolari con una frequenza che dipende da quanto velocemente lo sporco si accumula sui materiali librari. Deve essere previsto, circa ogni cinque anni, un intervento di tipo radicale che preveda la pulizia degli arredi e dei volumi, ovvero il controllo e la rimozione di questi ultimi dagli scaffali; ed uno a carattere più regolare, circa ogni due anni, di spolveratura degli arredi e dei tagli di testa dei volumi, senza aprirli e spostarli.

Questo è un buon momento di ricontrollo dei volumi e di verifica della presenza di insetti. Durante il trattamento è inoltre utile provvedere alla rimozione di tutti gli elementi dannosi quali segnalibri acidi e graffette metalliche.

La spolveratura deve essere effettuata comunque da personale specializzato, visto che, se fatta in maniera non accurata, risulta dannosa per i materiali più fragili.

E’ importante che la polvere non venga fatta circolare all’interno dell’ambiente di conservazione, si deve quindi provvedere all’utilizzo di panni microfibra cattura-polvere e a aspirapolvere con spazzole morbide dotati di filtri Assoluti (che trattengono particelle fino a 0,2 micron) e potenza non superiore a 1HP o a macchine per la spolveratura comunque dotate dei suddetti filtri.

Nella pulizia dei palchetti si deve partire sempre dai più alti per poi proseguire scendendo utilizzando gli aspirapolvere e alcool etilico solo per le scaffalature metalliche.

Si deve aver cura di prelevare i volumi a piccoli gruppi spolverandoli prima sul taglio di testa, dove si accumula la maggior parte della polvere, partendo dalla cuffia verso il taglio davanti (mai con movimenti inversi), nel caso si debba procedere alla spolveratura di tutte le carte si deve allora utilizzare dei pennelli a setole morbide con l’ausilio di una cappa aspirante.

Le macchine per la spolveratura meccanica sono o composte di spazzole rotanti o di apparecchiature soffianti, devono comunque essere dotate di sistemi di aspirazione e di filtri Assoluti ed essere usate con molta cura e mai su materiale fragile o prezioso.

I locali stessi devono essere puliti una volta a settimana senza utilizzare scope che tendono ad alzare la polvere ma con aspirapolvere dotati di filtri hepa.

Interventi di disinfestazione

E’ importante ricordare che la vista di uno o due insetti è sì l’occasione per un’attenta analisi dei materiali ma non obbligatoriamente una situazione di crisi. La disinfestazione deve essere comunque un’ultima risorsa. Esistono sistemi chimici e non chimici, è auspicabile l’uso dei secondi.

Sistemi Chimici

I Pesticidi sono di vari tipi, secondo la metodologia d’uso e del loro stato fisico (gas, liquidi, polveri).

A parte quelli di uso comune, da evitare per via dei residui che lasciano sui materiali librari, esistono dei trattamenti di fumigazione molto efficaci. Uno dei più usati negli anni passati è l’ossido di Etilene, ma il suo utilizzo è andato scemando per via dei rischi per la salute degli operatori e l’alto fattore di inquinamento ambientale. Si sono anche verificati degli episodi di alterazione delle proprietà chimico-fisiche della carta, della pergamena e del cuoio.

Sistemi non chimici

I sistemi che sembrano aver portato i risultati migliori fino a questo momento sono il congelamento controllato e l’uso di atmosfere controllate. Si è sperimentato comunque anche l’uso del calore, delle radiazioni gamma, e delle microonde, però con scarso successo.

Uso di atmosfere controllate: consiste nel tenere i volumi per un dato periodo di tempo in un’atmosfera da cui è stato estratto l’ossigeno (sostituito con azoto) fino ad ottenerne un livello di meno dell’0.2%. Il trattamento può essere effettuato da personale specializzato in apposite camere o semplicemente in buste sigillate.

Congelamento controllato: il materiale infestato deve essere immesso in un ambiente ad almeno     –20° C., il cambiamento di temperatura deve essere il più repentino possibile in maniera da non consentire agli insetti di acclimatarsi. Il periodo necessario alla disinfestazione varia secondo la specie ma due settimane restano comunque un periodo di trattamento sicuro. Il trattamento mediante congelamento controllato produce comunque una quantità minima di degrado e, generalmente gli si deve preferire il trattamento in ipossia. E’ importante che tutti i volumi infestati vengano impacchettati in buste di plastica, in maniera da ovviare ai problemi di condensa, una volta estratti i volumi dal congelatore. Anche se il sistema sembra di per sé di facile attuazione è comunque importante rivolgersi a personale specializzato.

Ognuno dei sistemi di disinfestazione qui menzionati non rilascia comunque nessuna sostanza in grado di controllare future infestazioni, quindi è inutile intervenire qualora non si provveda a risanare anche gli ambienti di conservazione.

Trattamento delle muffe

La presenza di muffe è sempre indice di una necessità di risanamento dei magazzini, i materiali infetti devono essere separati dal resto dei volumi e posti in un ambiente a bassa umidità relativa (sotto il 30%) e ben aerato, in maniera da consentirne l’asciugatura (dovrebbe essere sufficiente circa una settimana), dopodiché si deve provvedere ad un’accurata spolveratura utilizzando una cappa aspirante dotata di filtri assoluti. Nel caso in cui non si riesca a trattare tutti i volumi in una volta si potrà provvedere al congelamento di parte di questi (in maniera da ridurre lo sviluppo microbico). Nei casi di infezione è sempre opportuna una attenta valutazione da parte di specialisti degli ambienti di conservazione che la hanno causata. Eventuali trattamenti di disinfezione dovranno essere valutati caso per caso.

Realizzazione di Custodie e scatole di protezione

L’uso di contenitori rigidi e semirigidi offre una buona protezione contro il danneggiamento fisico dei materiali, inoltre agendo da isolante riduce gli sbalzi termoigrometrici cui è sottoposto il volume, e costituisce un filtro per le sostanze inquinanti e un’ottima protezione contro la polvere e la luce.

Devono essere inscatolati i volumi con legature fragili di cui si vuole preservare l’autenticità nonché i volumi danneggiati la cui scarsa consultazione non motiva un intervento di restauro e quelli rilegati in pergamena rigida.

Le scatole devono comunque essere prodotte in materiali idonei alla conservazione a lungo termine e la scelta della loro tipologia deve variare secondo il materiale da ospitare.

-Scatole bivalve: vengono costruite a misura del volume, sono adatte ai volumi più preziosi o pesanti e che, comunque, necessitano di particolare protezione.

-Phase boxes: sono una tipologia più semplice, sempre tagliate a misura, ma che offrono una protezione minore contro la polvere.

-Contenitori commerciali: esistono contenitori (di vari formati) prodotti in materiale adatto alla conservazione; sono una soluzione economica e non richiedono personale specializzato per l’assemblaggio.

-Book shoe: sono delle scatole che non proteggono il dorso, studiate per materiale conservato in sale monumentali.

-Sovraccoperte in polietilene: sono adatte per la protezione dei materiali moderni, possono essere preparate su misura anche da parte di personale non specializzato, forniscono una protezione sia da danni meccanici che fisici (raggi U.V.).

Esistono dei macchinari in grado di produrre scatole su misura, il loro costo sia di acquisto sia di manutenzione risulta però a tutt’oggi proibitivo, giustificabile solo in caso di massicci interventi di inscatolamento.

E’ importante non utilizzare elastici o spaghi per tenere insieme i volumi danneggiati, in attesa di un restauro o di un inscatolamento si deve impacchettare il materiale in carta durevole o legarlo con una fettuccia di cotone o lino non sbiancato, eventualmente dopo averlo bloccato tra due cartoni a misura.

Sistemi di impacchettamento sottovuoto in atmosfera modificata

Per i materiali moderni e periodici, specie non rilegati, è stato studiato un sistema di impacchettamento in buste di polietilene e poliestere accoppiati al cui interno è stato inserito uno strato di alluminio con la funzione di barriera per gas, umidità e raggi ultravioletti. Il processo che prevede l’estrazione dell’ossigeno e l’immissione di azoto consente di ridurre la degradazione del materiale moderno, inoltre la conservazione sottovuoto riduce l’ingombro sugli scaffali e rende solido anche il materiale non legato.

Questo sistema richiede l’uso di macchinari specifici e una certa pratica nell’uso, è bene quindi rivolgersi a ditte specializzate e consultare comunque un esperto prima dell’acquisto. Il materiale così trattato risulta però non facilmente consultabile e inoltre non è più possibile un controllo visivo del suo stato di conservazione.

Molta attenzione va posta nella scelta del film da utilizzare per il confezionamento delle buste: non tutte quelle disponibili sul mercato sono in grado di mantenere il grado ridotto di ossigeno a lungo nel tempo.

E’ bene quindi richiedere la consulenza di uno specialista prima di affrontare la spesa.

Restauro

Di seguito vengono riportati alcune brevi note relative ad alcuni interventi di restauro eseguiti su pezzi importanti delle collezioni o di particolare interesse per le scelte adottate.  Sono quindi stati scelti solo a titolo esemplificativo delle attività del laboratorio e non le rappresentano che in minima parte. Sono inoltre riportati i nomi e i quantitativi dei lotti mandati in restauro di volumi alluvionati

Offiziolo visconteo Landau Finaly 22 (anno 2003)

Accingersi al restauro o anche alla sola legatura di un codice riccamente decorato solleva normalmente una grande quantità di questioni. Infatti spesso il codice viene ritenuto un rappresentante importante dell’ente che lo ospita. Una “semplice” legatura di conservazione sembra sempre inadatta e in qualche caso lesiva dell’estetica dell’opera. Nel restauro dell’Offiziolo visconteo si è deciso di attuare un compromesso sommando le caratteristiche strutturali di una solida legatura di conservazione in pelle allumata e assi lignee ad una in velluto.

L’Offiziolo visconteo è stato smontato per consentire la riproduzione in facsimile da parte dell’editore Panini.

Il codice in generale era in ottime condizioni, a parte la legatura dell’inizio del 900 che, essendo a cartella con finti nervi e assi lignee (di compensato), era ormai compromessa alle cerniere.

Il precedente legatore aveva comunque lasciato alla biblioteca alcuni resti della legatura precedente in velluto. Questo ha fatto supporre che il codice fosse sempre stato legato in velluto rosso. Si è quindi deciso di riproporre una legatura in velluto di conservazione, creando una doppia struttura con al di sotto del velluto una legatura in pelle allumata di maiale in assi lignee con doppi nervi.

Le operazioni di restauro delle carte sono state ridotte solo a minime porzioni del dorso dei fascicoli e a due strappi, utilizzando pergamena di agnello e colla di storione.

Il codice è stato cucito con una tecnica “a doppio filo” a lisca di pesce su un mantice di carta giapponese, con brachette “libere” di carta giapponese al centro dei fascicoli.

I fogli di guardia membranacei della legatura precedente sono stati lasciati montati sulla legatura precedente visto che presentavano grosse difficoltà di distacco; sono stati sostituiti con un bifolio di pergamena di agnello con cucita una aletta di cotone ed una in pelle allumata di maiale a cui è poi stata cucita la controguardia con una striscia di pergamena.

Al codice sono poi state ancorate le assi lignee in faggio evaporato massello utilizzando dei cunei in pelle allumata invece dei chiodi di legno. Le assi sono state lavorate in maniera da poter alloggiare la coperta in pelle allumata sul piatto esterno.

Il volume è stato poi indorsato con carta giapponese e tela di cotone e poi sono stati cuciti i capitelli, con cucitura primaria semplice ad un ago e un successivo passaggio di rinforzo sotto le catenelle, e una successiva cucitura secondaria con due corone a “chevron”.

La prima coperta in pelle allumata di maiale è stata montata senza rimbocchi a dorso attaccato con colla d’amido zin-shofu. Sopra è stata montata la seconda coperta in velluto di seta a dorso staccato incollato in pieno sui piatti e rimbocchi con colla d’amido zin-shofu.

Sul volume sono poi state montate delle copie dei fermagli in argento lasciando i fermagli “originali” sulla legatura precedente senza smontarli dalle sedi.

Le controguardie sono poi state incollate in pieno sui contropiatti con colla d’amido zin shofu.

Per il volume è stata realizzata una scatola a doppio scomparto affiancato per il volume e la legatura precedente. Per la legatura precedente è stato creato uno spessore di carton-plume così da poter tenere chiusi i fermagli. All’interno della scatola sono stati inseriti dei cuscini in gommapiuma inerte plastazote ricoperti con feltro di cotone. Il coperchio della scatola, essendo più largo, può ospitare il volume aperto e fungere da leggio in caso si voglia mostrare il manoscritto.

Salterio di San Romualdo anno 2017

Il Salterio di San Romualdo (secolo IX)

Il progetto di restauro del Salterio di San Romualdo ha coinvolto vari enti tra cui la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze l’Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IFAC-CNR), l’Opificio delle Pietre dure di Firenze, e l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Questo progetto non avrebbe potuto essere realizzato senza la fattiva collaborazione di Padre Ubaldo Cortoni di Camaldoli.

Il manoscritto, che porta la collocazione (s.s. IX.1) della Biblioteca del Monastero di Camaldoli, venne considerato autografo di San Romualdo, secondo una tradizione risalente ancora a San Pier Damiano. Venne quindi conservato come reliquia nel Tesoro e in pratica, fu più
venerato che studiato. Un foglio venne tagliato e donato al monastero di San Michele di Murano nel sec. XVII; restituito verso la fine del sec. XVIII (come si evince dalla nota in calce alla pagina 176), è ora ricucito al suo posto (tra pagine 176 e 177, non numerato) con larghe gugliate di filo rosso.
Dalle descrizioni nell’inventario A e ancora nel Mabillon il manoscritto risulta contenere Salmi e Cantici – anche questi ultimi glossati; è andata persa dunque una larga parte finale. Da quest’ultima deve provenire il foglio, attualmente a Oslo, nella Martin Schoyen Collection, ms. 620 (Gibson 1994, 86-87, 98).
La glossa a margine, ancora inedita, dovrebbe attingere ai commenti di Cassiodoro e pseudo Girolamo.
La paginazione, moderna, è successiva all’asportazione del foglio tra le attuali pagine 176 e 177.2
Le prime testimonianze della presenza del codice a Camaldoli sono del sec. XVII; non sappiamo quando il codice sia giunto a Camaldoli, esso viene però descritto da Jean Mabillon (Mabillon 1707, 275) nel 1686 e nuovamente da Magnoald Ziegelbauer nel 1750. Quando lo vede Mabillon
nel 1686 il Salterio è completo, Magnoald Ziegelbaur invece registra che il codice è stato smembrato per donarne alcune parti come reliquie, infatti la carta tra le pagine 176 e 177, priva di numerazione, è ricucita in filo rosso e porta ancora i segni delle pieghe del momento in cui fu spedita.
L’ultima carta del codice (Ps. 99,3c-100,8) fu recuperata da Bernard M. Rosenthal e successivamente ceduta alla Martin Schoyen Collection (Oslo);

Il manoscritto è vergato con inchiostro nero e rosso, i fogli membranacei sono molto deteriorati, lacunosi, indeboliti e deformati, anche a causa di un massiccio e invasivo restauro pregresso; l’inchiostro rosso è quasi svanito su buona parte delle carte, forse per una reazione chimica. Il manoscritto non è acefalo, ma il testo vergato in inchiostro rosso sui primi fascicoli è completamente illeggibile.

Le carte, anche se non estremamente danneggiate, presentavano vari fenomeni di degrado, tra cui la presenza di precedenti restauri sia ai margini delle carte del volume in pergamena, che alla piega dei fascicoli, sia in carta che in pergamena; inoltre su molte delle carte iniziali e finali erano
state apposte delle pesanti velature in carta o curlo di pergamena adese direttamente sulle parti scritte più degradate (fig. 3). In pochissimi casi si estendevano sino alle parti rubricate.

Sono stati riscontrati inoltre fenomeni di degrado di origine biologica molto sviluppati sulle carte iniziali e soprattutto sul taglio di testa del volume. Come già accennato, nella parte centrale del volume in cui era scritta la glossa è presente un forte fenomeno di alterazione del colore
rosso che ha portato alla sua illeggibilità (in alcuni casi completa) (fig. 4).
È interessante notare che le carte che presentano i fenomeni di sbiadimento presentano sempre anche fenomeni di degrado di origine biologica, pertanto sembra possibile che ci sia una correlazione tra i due fenomeni di degrado, e il tutto potrebbe essere dovuto alla conservazione del manoscritto in luoghi molto umidi (una delle ipotesi è anche quella che il codice
fosse stato sepolto con le spoglie del santo).
Molte delle carte presentano distorsioni dovute alla applicazione dei precedenti restauri (soprattutto le carte su cui sono stati apposte le ‘velature’ in curlo) oltre che all’uso di colla animale a caldo sul dorso dei fascicoli (fig. 5).
È stato deciso di procedere allo smontaggio del volume per consentire la rimozione dei precedenti restauri alla piega, per favorire la rimozione dei restauri sulle carte più degradate e per arrivare a rimuovere completamente l’adesivo dal dorso dei fascicoli. Lo smontaggio ha reso inoltre molto più agevole la fase di diagnostica e la documentazione con tecniche a immagine nel visibile (RGB) e di fluorescenza indotta da radiazione ultravioletta.

Indagini diagnostiche
Constatato che su un buon numero di pagine del Salterio erano presenti scritte con inchiostro rosso che avevano perso parzialmente o totalmente la leggibilità, è stato contattato il gruppo di lavoro dell’Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IFAC-CNR) che si occupa di indagini non invasive sulle opere d’arte, per la richiesta
di un parere a riguardo. Le misure FORS sono state acquisite su alcuni fogli del volume prima dell’intervento conservativo (fig. 6). La digitalizzazione RGB ad alta risoluzione e l’acquisizione delle immagini in fluorescenza UV di tutti fogli costituenti il volume sono state invece effettuate dopo che il Salterio era stato sfascicolato. Le indagini FORS sono state condotte con strumentazione portatile equipaggiata con accessori a fibra ottica che consentono di effettuare misure in situ e senza il bisogno di alcun prelievo di campioni. La campagna di indagine FORS ha previsto lo studio di circa 35 punti opportunamente selezionati su alcuni fogli del Salterio. Il riconoscimento dei materiali è stato effettuato mediante la valutazione comparativa dei dati FORS con spettri di riflettanza presenti in letteratura e/o in archivi spettrali ottenuti su campioni di riferimento. Sulla base dei dati S acquisiti si ipotizza che le scritte rosse siano state eseguite con un inchiostro a base di minio (tetra-ossido di piombo Pb304) e che le scritte bruno-nerastre siano state ottenute con un inchiostro ferrogallico, un composto ottenuto dalla reazione di un generico tannino con un sale ferroso. Una conferma definitiva dell’identificazione dell’inchiostro rosso richiederebbe il ricorso a tecniche analitiche complementari (ad esempio XRF e/o Raman).

Figura 7. Fluorescenza UV (sinistra) e di Immagini RGB (destra) della pagina 66.

L’immagine della fluorescenza UV opportunamente elaborata mostra chiaramente come sia stato
possibile rendere leggibile il testo scritto con inchiostro rosso parzialmente perso se
osservato in luce visibile

6.2 Acquisizione immagini RGB e di fluorescenza ultravioletta
Le immagini UV acquisite sono state successivamente elaborate per massimizzare la leggibilità delle parti scritte con gli inchiostri rossi.
A titolo di esempio sono riportate in figura (fig. 7) le immagini RGB e di fluorescenza UV elaborata della pagina 66. Questa pagina, così come molte altre all’interno del Salterio, presenta una forte alterazione della scritta realizzata con inchiostro rosso tale da comprometterne la leggibilità (immagine RGB). Tuttavia, l’immagine di fluorescenza UV elaborata permette
di evidenziare i tratti ormai sbiaditi e mettere in risalto tutto l’impianto del testo, recuperandone la leggibilità anche nelle parti fortemente alterate.
Tali tecniche di acquisizione immagini RGB e di fluorescenza ultravioletta hanno consentito un notevole recupero della leggibilità dei testi evanescenti in rosso e un netto miglioramento di quelli in inchiostro ferrogallico.
Per una semplice ma efficace visualizzazione delle immagini elaborate, allo scopo di permetterne un agevole studio, l’IFAC-CNR ha realizzato un DVD con un sistema di visualizzazione appositamente studiato per mettere a confronto l’immagine visibile con quella ultravioletta elaborata, che è stato consegnato alla biblioteca dell’eremo in maniera da renderlo disponibile
per gli studiosi. Il visualizzatore sincronizza il livello di ingrandimento e la posizione delle due immagini così da consentire un confronto diretto e continuo delle immagini RGB (sinistra) e di fluorescenza UV (destra).

Durante le fasi di acquisizione delle immagini sono stati rimossi i precedenti restauri al fine di migliorare la leggibilità e recuperare almeno in parte la planarità. A tale scopo si è proceduto attraverso l’applicazione di vari gel.
Le carte sono state restaurate mediante rattoppo con tre strati di carta giapponese e colla d’amido. Per i bifoli in cui erano presenti evidenti pieghe considerate non significative per la comprensione della storia del volume (escludendo quindi la carta 176), si è provveduto alla umidificazione dei bifoli. La successiva fase di tensionamento è stata attuata mediante magneti e lastra metallica smaltata.
Una volta ricostituiti i fascicoli è risultato evidente che questi riportavano i fori di molte cuciture diverse. È stato scelto di riproporre quella che più probabilmente era l’organizzazione originale, ossia quella più vicina alla probabile suddivisione in tre nervi sul dorso (Szirmai 1999) (fig. 9).
I fogli di guardia precedenti sono stati lasciati adesi alla legatura staccata e sono stati creati dei nuovi fogli di guardia in pergamena.
Per evitare il contatto del dorso dei fascicoli con l’adesivo usato per la legatura e agevolare un eventuale smontaggio che si dovesse rendere necessario in futuro, il codice è stato cucito con un mantice di carta giapponese, a lisca di pesce su tre doppi nervi. La cucitura adottata è una variante a due aghi in cui ogni fascicolo è stato cucito in entrambe le direzioni (testa-piede piede-testa).  Al centro di ogni fascicolo è stata inoltre apposta una brachetta libera in carta giapponese a rinforzo della piega e a protezione della compagine dal filo di cucitura.
Al volume sono stati cuciti due capitelli doppi con supporto in spago, incartonati. . Essendo stato rifilato il volume più volte, non era più presente il tipico taglio a 45° che avrebbe consentito un capitello non sporgente alla testa e al piede.
Per il codice sono state realizzate assi lignee di forma semplice e squadrata, con passaggi dei doppi nervi a morso traforato. I nervi e i capitelli sono stati fissati alle assi mediante cunei di pelle allumata. Il manoscritto, una volta legato, ha evidenziato un’apertura molto simile a quella dei codici a esso contemporanei, recuperando un movimento del dorso molto più consono alla sua datazione; Il codice è stato ricoperto in piena pelle allumata di capra. Per mantenere il codice sotto una continua pressione sono stati realizzati nuovi fermagli in ottone.
Per conservare il volume è stata costruita su misura una custodia bivalve  con scomparti per la
lettera testimoniante la provenienza della carta 176 e la relativa busta in seta e la legatura precedente.

Collaborazioni passate

  • 2019-20 Docenza Scuola di alta formazione OPD
  • 2011-19 Asciugatura dei fondi alluvionati dell’archivio notarile di Aulla e di parte dell’archivio storico del comune di Aulla
  • 2016 Partecipazione al corso e convegno della Biblioteca Vaticana sul progetto Marega
  • 2016 Comunità ebraiche di Firenze direzione lavori di restauro volumi alluvionati
  • 2016 Biblioteca Nazionale Marucelliana direzione lavori di restauro volumi
  • 2016 Lucca corso per volontari della protezione civile in collaborazione con il segretariato regionale per la Toscana del Mibact
  • 2004-13 Docenza al Corso per operatori del restauro librario del Centro di formazione professionale della Regione Lombardia, con sede a Cremona
  • 2001-15 Consulenza alla Regione Toscana per i problemi di conservazione e restauro delle Biblioteche della Regione, nell’ambito della Convenzione fra Regione Toscana e Biblioteca nazionale centrale di Firenze
  • 2013-15 Partecipazione al progetto di digitalizzazione Google books
  • 2013 Ospitalità al Corso di legatoria medioorientale Docente Kristine Rose e Gaia Petrella
  • 2013 Ospitalità al Corso Il restauro delle carte da Lucido Docente Antonio Mirabile
  • 2012 Soprintendenza archivistica di Genova, direzione lavori di asciugatura mediante liofilizzazione
  • 2010-12 Iccrom salvataggio delle collezioni librarie e archivistiche per il corso first aid to cultural heritage in times of crisis
  • 2010 Biblioteca degli Intronati Siena, realizzazione di seminari dedicati alla conservazione delle collezioni in Biblioteca
  • 2010- Tirocini curriculari per l’Università di Pardubice repubblica ceca
  • 2009 Docenza al Corso per restauratori di materiale librario, documentari e opere d’arte su carta presso Centro regionale di catalogazione e restauro dei beni culturaliVilla Manin di Passariano, Esedra di ponente, Passariano di Codroipo (UD)
  • 2008 Docenza al Corso “Progettare per il restauro dei beni archivistici e librari” per i progettisti di restauro del libro di archivi e biblioteche
  • 2007-08 Docenza al Corso per operatori del restauro librario del Centro di formazione professionale della Regione Lombardia, con sede a Cremona
  • 2007 Tirocini formativi per il personale della Biblioteca Nazionale di Egitto Dar El Kotob in collaborazione con l’Ambasciata del Cairo
  • 2007 Docenza al Corso di formazione Progettazione e realizzazione di un percorso formativo finalizzato alla costituzione di “Manager del rischio e allo sviluppo di protocolli e procedure standard degli interventi in emergenza per la salvaguardia dei beni culturali” presso la Scuola di Amministrazione Pubblica Villa Umbra Perugina
  • 2006 Partecipazione al Gruppo di lavoro di nomina ministeriale per la messa a punto di un modulo di rilevamento per il Monitoraggio dei depositi librari per le biblioteche e gli archivi del Ministero per i beni e le attività culturali
  • 2005 Tirocinio formativo per tre bibliotecari della Biblioteca Nazionale di Baghdad Iraq in collaborazione con “Un ponte per” a seguito dei danneggiamenti subiti dalla Biblioteca Nazionale di Baghdad durante la guerra
  • 2005 Docenza al Corso di formazione di “Tecnico superiore per il restauro di documenti su supporto cartaceo e/o membranaceo”, con sede a Viterbo, organizzato dal CESCOT Lazio (Centro sviluppo commercio turismo e terziario)
  • 2004 Docenza al corso sulla conservazione delle collezioni per il personale delle Biblioteche dell’Università di Firenze
  • 2003 Partecipazione al Gruppo di lavoro di nomina ministeriale (Biblioteca nazionale centrale di Firenze, Centro di Fotoriproduzione Legatoria e Restauro degli Archivi di Stato e Istituto centrale per la patologia del libro), per la stesura del Capitolato tecnico per il restauro dei libri antichi e dei documenti e relativi tempi
  • 2002-05 Docenza al Corso per operatori del restauro librario del Centro di formazione professionale della Regione Lombardia, con sede a Cremona
  • 2002 Docenza al Corso per operatori del restauro della carta organizzato dal Centro di formazione professionale dell’ Amministrazione provinciale di Massa Carrara
  • 2000 Docenza al personale della Biblioteca Nazionale Malese (Kuala Lumpur)
  • 1999 Docenza al Corso per operatori del restauro della carta organizzato dal Centro di formazione professionale dell’ Amministrazione provinciale di Pisa
  • 1999 Docenza al Corso per operatori del restauro della carta organizzato dal Centro di formazione professionale dell’ Amministrazione provinciale di Massa Carrara
  • 1997 Periodo di apprendistato per 11 disabili e 3 tutor, all’interno del Progetto Horizon
  • 1995 Coordinamento per il recupero dei volumi danneggiati dall’allagamento dei locali della Biblioteca dell’Accademia dei Georgofili
  • 1995 Regione Piemonte, expertise sui volumi alluvionati del Seminario arcivescovile di Alessandria
  • 1995 Partecipazione ai Corsi di aggiornamento organizzati dall’ICPL per restauratori di IV,, VI, VII livello
  • 1994-95 Docenza al Corso per operatori del restauro librario del Centro di formazione professionale della Regione Lombardia, con sede a Cremona;
  • 1994 Docenza al Corso per operatori del restauro della carta organizzato dal Centro di formazione professionale dell’ Amministrazione provinciale di Pisa, con sede a Volterra
  • 1993 Coordinamento per le operazioni di restauro dei volumi dell’Accademia dei Georgofili colpiti dalla bomba
  • 1992- Docenza al Corso europeo di formazione specialistica per conservatori-restauratori di beni librari, con sede a Spoleto
  • 1991 Redazione delle Specifiche di restauro e dei tempi di lavoro del materiale antico, all’interno del Gruppo di lavoro organizzato fra ICPL e BNCF
  • 1990 Censimento delle legature medievali presenti in Toscana per conto dell’Istituto centrale per la Patologia del libro
  • 1990 Docenza al Corso di formazione per restauratori ed operatori tecnici organizzato dalla Regione autonoma della Sardegna
  • 1990 Docenza al Corso di specializzazione per restauratori di materiale librario organizzato dalla Regione Toscana presso la Biblioteca nazionale
  • 1981-83 Partecipazione all’équipe di ricerca codicologico-archeologica sui codici della Biblioteca Malatestiana di Cesena