Sono trascorsi venti anni da quando, nel 2000, l'artista fiorentino Luciano Romoli donava alla Biblioteca i quattro rosoni inseriti nelle grandi porte a vetri che dalla Sala Distribuzione danno accesso alla Sala Cataloghi e alla Sala Lettura.

Le immagini costituivano l’ideale prosecuzione di alcuni video della mostra ‘Arte & computer’ curata dallo stesso Romoli e ospitata in Biblioteca nel corso del 2000. La donazione voleva costituire una memoria dell’evento e allo stesso tempo esprimere un segno del profondo sentimento che lega l’artista alla prestigiosa istituzione fiorentina, da lui assiduamente frequentata in gioventù. Nella circostanza fu attribuito al ciclo il titolo ‘Quattro rosoni per l’era digitale’: come quelli delle grandi cattedrali hanno infatti la forma circolare e analoga collocazione nella parte conclusiva dell’architettura, ed evocano la medesima funzione di fonte di luce; là quella naturale e nello stesso tempo simbolica del divino, qui puramente simbolica, come luce della conoscenza di una cattedrale del sapere proiettata verso una ricerca che si avvale anche di risorse digitali, quali le postazioni telematiche in Sala Cataloghi.

Con alle spalle una formazione di studi di ingegneria, Luciano Romoli è il teorico dell’Arte Scientifica, ha gettato le basi della sua utopia quando, ancora ragazzo, diede vita a una Micropoli, una sorta di città ideale nel mezzo della campagna toscana, nei pressi di Ginestra Fiorentina, dove persone di varia estrazione culturale (informatici, biologi, artisti, ingegneri, musicisti, chimici, architetti, medici, umanisti), costantemente proiettate verso il futuro, si sono impegnate a far convivere arte e scienza, poesia e logica, immaginazione e geometria. Dopo gli studi relativi alle bolle di sapone, alla luce, alle superfici curve, ai viaggi immaginari delle particelle subatomiche, Romoli si avvicina alla grande arte rinascimentale con i quattro rosoni, frutto della meditata reinterpretazione in chiave geometrica dell’episodio della Battaglia di San Romano di Paolo Uccello conservato agli Uffizi, facente parte di un ciclo di tavole divise fra il museo fiorentino, il Louvre e la National Gallery di Londra. Attraverso l’elaborazione grafica al computer vengono evidenziate le linee portanti, il ritmo dinamico, le linee di fuga che si diramano attraverso le lance, i cavalli e i cavalieri in direzioni multiple. All’inizio del procedimento è stato utilizzato un algoritmo fantastico nel quale vengono introdotti gli elementi estratti dal dipinto ottenendo una prima rappresentazione che poi sarà elaborata ancora attraverso funzioni ricorsive, ripetizioni che sono vagliate attraverso la sensibilità estetica propria dell’artista. L’”eidoalgoritmo” di Romoli è la struttura grafica con un certo numero di elementi che sostituisce la formula matematica e che può cambiare all’infinito attraverso gli spostamenti spaziali come la rotazione, l’inversione, la traslazione e la riflessione. Ogni rosone rappresenta quindi l’istante congelato, l’anello di una catena dinamica di immagini complesse dove l’artista si propone che “la logica si incontri con l’immaginazione per inventare e descrivere il mondo sognato”, dove il computer segua la volontà creativa generando anche raffinati accostamenti cromatici. Un’elaborazione digitale che, paradossalmente, si ricongiunge in due casi a elementi presenti in natura, come testimoniano i titoli dei rosoni ‘Radiolare’ e ‘Cristallo di neve’: i radiolari sono protozoi marini con uno scheletro siliceo e costituiscono una parte del plancton degli oceani, mentre nel secondo le lance, gli elmi, le balestre e le armature danno vita a una grande quantità di particolari frammentati paragonabili alle piccole bolle d’aria e goccioline d’acqua disposte in modo perfettamente simmetrico all’interno di un cristallo di neve. 

Nei rosoni della BNCF Luciano Romoli fa sua la convinzione estetica di Paolo Uccello “in base alla quale la scienza, gli studi di prospettiva, non sono più impedimento all’arte, ma diventano piuttosto un vettore stilistico, metafora di un personale universo espressivo” che unisce la cultura umanistica a quella tecnologica e digitale.

Bibliografia essenziale: Luciano Romoli, Quattro rosoni per l’era digitale, [S. l. ]: Mediared, 2003. 

Testo a cura di Verusca Gallai